menon
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É una giornata strana, anche se sveglio da poco, la gravità mi spinge ancora di più tra le morbide lenzuola, giù, quasi ad un sonno forzato.. Così, quasi per bisogno o necessità interiore mi volto a guardare la sveglia.. Sono le sette, altri cinque minuti.. Mi alzo, dopo poco più di un ora mi ritrovo ad aver finito di prendere il caffè al solito bar, pago, ringrazio e mi avvio ad aprire il negozio.. Il tempo passa in fretta.. Adoro il mio lavoro, guardo l’orologio, le 13.00.. Sono così rispettoso del lavoro altrui, che a quell’ora il locale sembra svuotarsi da solo, come se gli altri sapessero che odio disturbare chiunque si debba fermare per la pausa pranzo.. Ma i miei clienti mi conoscono, indirettamente sanno come la penso, e con molto charme, rispettano me, e le mie particolarità.. Oggi é venerdì, in pochi sanno che non ci sarò nel pomeriggio e nella giornata di domani; ma per missione, per passione anche questa volta prenderò un aereo, questa volta per Treviso. Appena atterrato in aereoporto trovo il mio amico Carlo ad aspettarmi, questa sera ci beviamo una “cosa assieme”.. dopo tante chiacchiere via chat, abbiamo l’occasione di degustare qualcosa che piaccia all’altro… Io berrò una non filtrata, ma a lui farò bere un buon whisky torbato, che poi sta benissimo con un buon tabacco speziato nei suo atom.. Tante chiacchiere, arriviamo al pub.. ordiniamo, lui per me..ed io per lui.. E mentre si scherza e parla del futuro del vaping, io parto con le mie solite domande.. Il mio intento é quello di scoprire la sua anima.. che dopo un buon whiskey arriva sciolto..


DA COSA NASCE LA TUA VOGLIA DI FARE “IMPRESA” NEL SETTORE VAPING?
In realtà la mia non era voglia di fare impresa. Sono cresciuto in una famiglia dedita alla meccanica da generazioni, che mi ha indotto con naturalezza a vedere il modo in cui le cose sono progettate e costruite, prima che di possederle e utilizzarle. Così ho chiari ricordi di aver usato il mio tavolo da disegno (ne ho uno fin da quando avevo 8 anni) e gli utensili che avevo a disposizione per creare una versione personale di molti oggetti, fin da bimbo. Gli altri ragazzini avevano un fucile sparaelastici in plastica? Io me lo costruivo in legno, per fare un esempio. Sono quindi cresciuto con l’abitudine di realizzare da me i miei giocattoli e la cosa si è evoluta indipendentemente dalle tirature: ho fatto yoyo in leghe speciali che usavo personalmente quando facevo gare (primi articoli su cui ho posto il marchio Oxygène) che sono stati apprezzati in tutto il mondo, ma anche un basso elettrico in titanio e plaxiglas, pezzo unico, che tuttora strimpello. Se qualcosa mi appassiona e mi scatta l’idea di realizzarne una versione mia, perché ritengo di poterla fare e che abbia senso di esistere, provo a farla. Che poi abbia successo “imprenditoriale” o meno, è cosa che ha importanza secondaria. La realizzo principalmente per esserne il primo utilizzatore.


QUANDO HAI CAPITO, CHE CIO’ CHE FACEVI ERA DAVVERO UNA COSA BUONA? CHE LA GENTE VOLEVA UN TUO PRODOTTO?
Nel vaping dici?


SI CARLO SCUSAMI NON SONO STATO PRECISO.
Beh, se vogliamo definire “una cosa buona” come quella che “la gente vuole” (così lascia intendere la domanda, ma per me non vi è perfetta concatenazione tra le due cose) credo che la risposta tu già la conosca: l’ho capito con Vampire. Finito di dare un padrone ai 100 pezzi di Vampire I che credevo concludessero il progetto (tant’è che si chiamava semplicemente Vampire, non Vampire I), la domanda è stata tale da indurre quelli che all’epoca erano i pochi (forse 500? Ma neanche…) membri del mio gruppo su Facebook a tenere spontaneamente e autonomamente la conta di chi avrebbe voluto che producessi altri pezzi. Per me all’epoca l’idea di rimettermi al lavoro era impensabile: la gente fatica a saperlo ma produrre 100 articoli composti da diverse parti, unendo il lavoro di macchinari sofisticati a quello manuale, è un salasso sia in termini di costi che di energie. Ma vedere con che ordine, con che comprensione e con che rispetto questi ragazzi mi seguivano e cercavano di farmi percepire il loro sostegno, mi ha toccato e mi ha fatto decidere di intraprendere di nuovo lo sforzo. Magari migliorando qualcosa: ecco che è nato Vampire II. Poi le conferme non sono mancate, tanto che ho dovuto produrne ulteriori lotti, ma quello fu il momento che mi fece sentire più fiero e di quello che avevo realizzato e della qualità umana di chi mi circondava.


QUANTO É IMPORTANTE IL RISPETTO PER TE?
Posso dilungarmi un po’? Ad un età in cui un insegnamento non si traduceva in mera comprensione, ma poteva ancora essere recepito tanto profondamente da plasmare intimamente anche il carattere, ho intrapreso la pratica del Kendo, cui tuttora mi dedico. Il mio Maestro, per mia somma fortuna purosangue giapponese, mi invitò fin da subito a porre particolare attenzione sul significato di tutte quelle arti marziali giapponesi che portano nel loro nome il suffisso -do (Judo, Kendo, Aikido, Iaido, ecc… anche Karate è forma contratta di Karate-do), che genericamente definiamo Budo. La mera tecnica che nel parente Bu-jutsu è intesa senza mezze misure a distruggere l’avversario, in queste arti viene traslata in altro: da strumento di morte, diviene mezzo per comprendere i propri limiti e giungere così a una consapevolezza di vita. Svolgiamo pratiche che ci mettono davanti a situazioni in cui è la nostra personale reazione che dobbiamo imparare a controllare. Ecco che chi abbiamo di fronte non è più un avversario, bensì un indispensabile compagno che ci consente di vivere situazioni a cui non sappiamo a priori come reagiremmo. Gli dobbiamo gratitudine e rispetto, perché senza di lui non esisterebbe il nostro apprendimento. E ciò anche nell’estremo caso in cui si comportasse scorrettamente; d’altra parte noi non sbagliamo mai? Ed abbassandoci ad essere a nostra volta scorretti, miglioreremmo forse qualcosa? Siamo l’uno lo specchio dell’altro, in fondo. E’ un po’ come le bevande che abbiamo sul tavolo, che ci siamo scelti reciprocamente, capisci? Solo se scelgo per te il meglio posso aspettarmi che tu faccia altrettanto per me. Quell’inchino che vediamo fare agli atleti prima di un incontro in queste arti si chiama “Rei”, che, seppur riduttivamente (ci vorrebbe un saggio per approfondirne il significato) tradurrei nell’espressione di un “grato rispetto”. Pur con vissuti diversi, due entità si trovano a offrirsi l’una all’altra non in una banale sfida, ma in una condivisione volta al reciproco apprendimento, in cui entrambe mettono l’anima non per sopraffarsi, ma per dare la miglior espressione di sé. E il Cuore espresso in Rei dovrebbe essere tanto forte quanto lo era in scontri all’ultimo sangue, in cui l’avversario avrebbe idealmente potuto essere, senza altre alternative, l’ultima persona che avremmo visto sulla terra oppure una nostra vittima. In ambo i casi una presenza molto importante nel nostro reciproco passaggio terreno, no? Con questa formazione, tu puoi capire come veda io il rispetto. Fondamentale. Per fare un esempio spiccio e ricondurmi in modo più pratico alla domanda, io non so che sacrifici fa un mio determinato cliente per permettersi un mio prodotto; lui non sa che sacrifici faccio io per offrirglielo. In questo scenario, è facile capire come reciproco rispetto sia più che dovuto. Purtroppo viviamo tempi ricchi di egoismi e superficialità ed è ben difficile che il nostro stile di vita ci faccia recepire le nobili evoluzioni delle tradizioni che ho descritto. Mi ferisce notare spesso commenti ignoranti e irriverenti. Però, da aspirante buon praticante di Budo, non posso che cercare di continuare nella via della correttezza e guardare a dove posso migliorare io, piuttosto che lamentare le pecche degli altri. Perché nella convivenza, esattamente come in un incontro, siamo gli uni lo specchio degli altri.  Ottimo il whiskey che mi hai scelto. Spero che tu stia godendo altrettanto la mia birra.


COSA CONSIGLI ..O MEGLIO QUAL’È UN CONSIGLIO CHE TI SENTI DI DARE A CHI METTE PASSIONE IN QUEST’HOBBY CHE É LO SVAPO?
Consiglio di non farlo diventare una mania. Svapando con un qualsiasi sistema decente abbiamo già molto più di quanto avevamo fumando, non solo negli ovvi termini di salute, ma anche in quelli di appagamento. A contatto con gli appassionati, percepisco da parte di molti un senso di insoddisfazione che li porta a cercare troppo freneticamente un qualcosa che in realtà già hanno. Molti mi sembrano formiche che brancolano nervose. Per carità, la ricerca del meglio è positiva, ma può avvenire con tutto il tempo del mondo, prendendo in primo luogo coscienza di cosa si preferisce, senza dover forzatamente correre a prendere ad occhi chiusi l’hardware all’ultimo grido. Piuttosto andrebbe sempre cercata opportunità di condivisione reale, stringendo legami veri che consentano anche di provare dal vivo box, atomizzatori e liquidi. La mania di acquisto compulsivo che spesso riscontro denota per me la trasformazione di un vecchio malato vizio in un altro. Abbiamo un’opportunità che da fumatori non avevamo, ossia quella di condividere una passione e quindi aggregarci e stringere amicizie. Non sviliamola con banale ricerca di soddisfazione materiale. Cerchiamo qualcosa di più profondo.


Il tempo passa, ed i bicchieri si svuotano, ne susseguono altri e come vecchi amici ci si confida, si entra più nella vita privata..ma non é luogo di svelare ciò che sicuro Carlo ci presenterà.. diceva Jan Greshoff ..”un opera d’arte rivela la presenza di un segreto, non il segreto stesso”.

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